Garfield - Pooky
Mi sono trasferita da Bergamo a Trieste, lasciando la mia famiglia e la me-bambina. Purtroppo la me-combinaguai mi ha seguita e ogni tanto devo farci i conti e ammettere che è la parte di me che preferisco perché mi fa sempre parecchio ridere.

giovedì 20 aprile 2017

Giorno 47- Road trip sulle Dolomiti. Prima puntata

Road trip sulle Dolomiti. Prima puntata


Introduzione- L'equipaggiamento
Qualche sabato fa, io e Demmy abbiamo deciso che era ora di iniziare la stagione del campeggio e quindi abbiamo deciso di partire per una road trip, all'insegna dell'improvvisazione. Abbiamo riempito l'auto di un arsenale di guerra composto da:
  • tenda e due sacchi a pelo
  • cibo
  • tanto cibo
  • altro cibo
  • una tanica di acqua
  • due coltelli in caso di emergenza
  • caricabatterie da viaggio
  • un libro
  • calzettoni e pantaloni termici
  • carte da gioco
  • due quaderni per scriverci le nostre memorie, in caso di morte per assideramento o per incontro ravvicinato con bestie selvatiche poco amichevoli
  • Cora (nel bagagliaio!)
Parte I- La partenza
Eccoci pronti, tutti nella mia macchinina carica come un mulo; noi più carichi di lei. Destinazione provvisoria sul navigatore: Cortina d'Ampezzo. Imbocchiamo l'autostrada, sotto a un sole cocente che ci bruciava le gambe sotto i jeans, in direzione Venezia. Prendiamo lo svincolo per Belluno e poi imbocchiamo la statale.

Parte II- Il Vajont
Qui iniziamo a leggere nomi di paesini non nuovi, finché ci accorgiamo con grande emozione da parte mia di essere a Longarone, proprio il paese raso al suolo dal crollo del monte Toc, nel lontano (ma non troppo) 1963 (non ne sai nulla? leggi qui). Guarda caso solo pochi giorni prima avevo finito il libro della giornalista Tina Merlin, in cui racconta per filo e per segno la nascita della diga, con i vari progetti e raggiri, il giorno della catastrofe e persino gli anni successivi nei paesini di quella valle. Si intitola "Sulla pelle viva", è molto bello, ve lo consiglio.
 Ad ogni modo, vedo un cartello per il cimitero monumentale delle vittime del disastro e quindi chiedo a Demmy una breve tappa, per andare a visitarlo. Sfortunatamente la piccola sala adiacente, adibita a museo era inspiegabilmente chiusa (nonostante fossimo in pieno orario e giorno di apertura), ma abbiamo comunque passeggiato tra le lapidi, sotto alla maggior parte delle quali probabilmente non c'è nessuno da piangere.

Risaliti in macchina iniziamo a interrogarci su quale fosse il monte Toc, sospettando una delle tante montagne che circondano la valle, finché subito dopo una curva, lì, immensa e terribile la diga si stagliava in tutta la sua maestosità. E sì, avevamo indovinato quale fosse il monte marcio: non era difficile d'altronde, c'era una gigantesca scalfittura sulla sua parete. 

Parte III- Cortina da un bel Pezzo!
Ok, bella sosta, ma ora non ci si ferma più fino a Cortina. Sì però a Cortina ci fermiamo e ci beviamo qualcosa, arriveremo giusto per l'ora dell'aperitivo, fammi sentire ricca e bere insieme alla gente perbene che viene a farsi un weekend trendy!
Eccola qui Cortina. Bellina, caratteristica, ma per ricchi: qui iniziamo a fissarci su una cosa che non ci mollerà fino alla fine della nostra road trip. Ma qui girano tutti con BMW, Mercedes e altre auto costose...noi siamo in giro con una Sposta-poveri!!
Va beh, ma il pensiero di una bella birra fresca (dato il caldo) non mi molla, ma Demmy inizia a girare tutta Cortina, finché non si allontana dal centro. Dopo mezz'ora in cui cerchiamo di ritornare verso la civiltà, decidiamo di arrenderci e di proseguire senza l'aperitivo.

Parte IV- Birra!
Saliamo sempre più su, il sole inizia a calare, ma tutto sommato è ancora alto in cielo. Ma a noi non interessa molto perché non abbiamo fretta: non abbiamo mica una meta! 
Vi confesso che volevo scrivere questo post mettendovi gli orari delle varie tappe nei titoli, ma mi sono accorta che non ho guardato così spesso l'orologio, perché quando non ti importa di arrivare, non ti interessa nemmeno l'ora.
Insomma, arriviamo a un rifugio e finalmente posso gustare la mia birra fresca, anche se ora inizia a fare un po' freschetto. Secondo i calcoli di Demmy dovremmo essere quasi in Trentino, regione più vicina in cui è consentito il bivacco, quindi nostra tappa finale per la sosta notturna. Eggiusto, ho dimenticato di dirvi che noi, non avendo una meta, non sapevamo nemmeno dove accamparci per la notte, però ci eravamo informati sulla legalità della cosa. Abbiamo scoperto che il campeggio libero è vietato in Friuli e Veneto, mentre in Trentino è consentito in specifiche aree di sosta il bivacco, cioè l'accampamento per un massimo di 24 ore: giusto giusto per noi.

Parte V- La ricerca di un angolino per la notte
Arrivati in Trentino, iniziamo a guardarci intorno non solo per i paesaggi mozzafiato come avevamo fatto fino a quel momento, ma anche per trovare un posto dove montare la nostra regale reggia, talmente piccola che a Demmy spuntavano fuori i piedi se stava ben disteso.
Demmy si fissa di voler dormire vicino a un passo di montagna, ma finalmente (dopo varie peripezie) vediamo un minuscolo campeggio, alle pendici di un bosco, senza alcuna recinzione e con pochissima gente. Qui paghiamo per una notte una cifra minuscola, facciamo una passeggiata di ricognizione, in cui ci imbattiamo in una festicciola di paese in onore dei pompieri (che costituiscono praticamente un terzo degli abitanti, non perché tutti fanno quel mestiere, ma perché poche, pochissime persone- tutti con BMW, Mercedes ecc- abitano lì!!) mangiamo qualcosina in tenda e ci prepariamo per dormire.



Volete sapere come abbiamo passato la notte, cosa abbiamo visto e cosa è il Colle delle Streghe? Restate sintonizzati per la prossima puntata!
TO BE CONTINUED...







sabato 1 aprile 2017

Cucina con Alice- Pennette con crema di melanzane

Pennette con crema di melanzane

Per continuare la serie "Brutti ma Buoni", vi presento questo primo piatto facile, veloce e fresco, ideale per le giornate primaverili.


Ingredienti per 2 persone:
  • melanzana, mezza
  • uno spicchio di aglio
  • olio q. b.
  • sale e pepe q.b. 
  • pennette 160 grammi
Prendete la melanzana e tagliate a tocchi grossi, schiacciati uno spicchio di aglio e mettete tutto in una vaporiera. Laciate cuocere per circa10 minuti, o fino a che la melanzana non diventa molle. Dovete controllare con la forchetta, perché spesso le verdure al vapore non cambiano colore, sembrano crude e invece poi si spappolano. Intanto cuocete la pasta e una volta scolata, frullate la melanzana, l'aglio con un po' di olio a crudo, sale e pepe e, se volete, del parmigiano grattugiato.
Si verrà a formare una cremina viola/ nero, che metterete sulla pasta et voilà! 
Tempo di preparazione della pietanza dei re: mezz'ora se siete lenti!
Buon appetito

TIP DI ALICE: Se volete aggiungere un po' di croccantezza potete mettere a rosolare in una padella delle striscione di prosciutto cotto e aggiungerle al piatto. A me il prosciutto cotto non fa in tempo a finire in padella, viene divorato prima!

venerdì 17 marzo 2017

Cucina con Alice- Zucchine e melanzane al forno

Zucchine e melanzane al forno

Dunque, questo è un contorno molto semplice, ma anche banale. Il punto è che ciò che nasce per pigrizia e poi è buono, merita di essere nominato.
Serve essenzialmente quando siete in pigiama e non avete voglia di cucinare, ma al contempo il vostro corpo vi sussurra dal profondo: "Mangia le verdure, mangiale!".
Accontentate sia le vostre chiappe pigre che l'organismo con questa banale prelibatezza!

Ingredienti:

  • Una zucchina
  • Mezza melanzana
  • olio (una tazzina)
  • uno spicchio di aglio
  • sale e pepe q. b. 
  • un ciuffetto piccolo di prezzemolo

Lavate melanzana e zucchina, tagliate la prima a rondelle e la seconda a metà, poi tagliatela a fette sottili per il lungo. Nel frattempo accendete il forno a 200 gradi e preparate il pinzimonio:
tritate lo spicchio d'aglio, il prezzemolo (io ho il mio, fresco fresco, seminato l'anno scorso! Adesso è tantissimo e ha un profumo delizioso!) e mettetelo nella tazzina di olio con sale e pepe. 
Mettete nel forno zucchine e melanzane e fatele cuocere per 7 minuti circa.
Ora toglietele dal forno e con un cucchiaino mettere un poco di pinzimonio su ogni fetta e "massaggiate" col fondo del cucchiaino, in modo che l'olio aromatizzato si cosparga su tutta la superficie della verdura.
Rimettete il forno per altri dieci minuti circa. Ed ecco, le vostre verdure sono pronte da mangiare!
Questo è il mio risultato, un po' bruttino, ma sapete che non è il mio forte l'estetica nel piatto:



Ovviamente fatemi sapere immediatamente se avete delle buone ricette che potrei provare. Tranquilli, non mi prenderò la gloria da sola, sarete nominati sotto alla vostra ricetta e taggati su Facebook! Buon appetito!


NB I tempi di cottura sono sempre soggettivi, di conseguenza guardate sempre cosa sta succedendo, se prendono colore (non nero eh, sul giallognolo!) prima del tempo indicato non esitate a toglierle prima.



mercoledì 15 marzo 2017

Giorno 46- Il lavoro utopico

Il lavoro utopico

Oggi vorrei fare una riflessione sulla vita quotidiana.
Vi chiedo scusa se non sarà uno di quesi post divertenti che solitamente si trovano su questo blog, ma ogni tanto anche io sono seria (molto raramente, a dire il vero).
Ieri ho fatto una sostituzione in segreteria a scuola. Un lavoro abbastanza impegnativo in cui devi ricordarti un sacco di cose e risolvere piccoli problemi che non sono indifferenti. Insomma ho lavorato otto ore, in tutto sono rimasta nove ore fuori casa e intanto che ero in ufficio pensavo: "Praticamente la mia giornata la sto passando qui: fuori c'è il sole, Cora è a casa ad aspettarmi, così come i libri, i videogiochi, Malombra. E io sono qui... ma perché poi?"
E da qui è partito tutto. Il mio lavoro è part time: lavoro al massimo cinque ore al giorno e poi dedico il resto della giornata agli altri impegni e alle mie passioni. Penso che se lavorassi otto ore al giorno non avrei nemmeno la voglia di portare a spasso il cane e occuparmi di lei e del gatto con impegno.
Poi sono passata al generale; in pratica ho pensato che se fai un lavoro part time non guadagni tanto, perché se vuoi guadagnare devi lavorare a tempo pieno, ma questo implica che non hai tempo per goderti la giornata.
Sarebbe fantastico (e, me ne rendo conto, anche un po' utopico) se si potesse lavorare quelle cinque ore al giorno (ma che siano cinque tutti i giorni!), anche per 6 giorni a settimana e guadagnare tanto. Che poi io non sono una che ha bisogno di tanti soldi,  una volta che ho pagato bollette, affitto e cibo, vorrei che mi restasse qualche soldino da mettere da parte e degli spiccioli per dei vizietti.
 La vita sarebbe molto più semplice; è vero che si devono fare dei sacrifici, ma non si può sacrificare la propria giornata, i propri hobby, il proprio benessere e votarsi completamente a un lavoro. Io mi ritengo anche molto fortunata perché, oltre a lavorare part-time, faccio anche il lavoro che desidero e che mi piace molto. Certo, i soldi sono pochi, ma se eliminiamo la parte economica io mi sento bene e soddisfatta della mia vita: ho un tetto sulla testa, cibo in frigorifero, una famiglia che amo e mi ama, libri, computer e videogiochi, sto studiando e mi piace farlo, ho un lavoro meraviglioso e ho anche tempo da dedicare a me stessa.
Ma cavolo...io ho tutto! Di cosa mi lamento? (Certo qualche soldino in più non mi farebbe schifo, ma l'ho detto prima, è un circolo vizioso!).
Devo ammettere che senza Demmy non avrei tutto quanto, un po' perché due stipendi sono meglio di uno e un po' perché io, pur di non spendere, mi convinco che niente sia assolutamente utile, al di fuori del cibo e della carta igienica! Se non ci fosse lui che esce di casa e torna con ciò che vorrei- ma non compro mai- sotto braccio, a questo punto vivrei con un materasso, un frigo, un bagno (con tanta carta igienica!), qualche libro rigorosamente regalato e una lampadina.
Beh insomma, sono povera ma felice!
Come se non bastasse la settimana prossima è il mio compleanno, di conseguenza se volete fare una donazione a questa povera (ma felice!) creatura, in soldi o in regali, siete i benvenuti e sapete dove abito!


APPELLO URGENTE! Qui io non ho ancora ricevuto le mie babbucce a forma di unicorno, nonostante le richieda da mesi ;)



venerdì 24 febbraio 2017

Giorno 45- Sugo o son desto?

Sugo o son desto?

Giorgio Belli aveva 43 anni, un lavoro, una casetta in centro, un gatto. Andava a trovare i suoi genitori tutte le domeniche e pranzava da loro; per l'occasione sua madre preparava sempre ravioli in brodo di gallina, poi si beveva un caffè e si andava sul divano a guardare la TV. Ogni due giorni Giorgio faceva jogging e il sabato partecipava anche a un corso di yoga. Questa vita era costante, tranquilla e andava avanti così da quasi 12 anni. Una vita normale, insomma. Forse un po' monotona, ma nessuno da fuori avrebbe detto che in lui qualcosa non andava. Eppure...qualcosa dalla sua nascita era andata storta. Era sempre stato un bimbo tranquillo, dedito allo studio e ubbidiente; amava andare per musei, leggere e cucinare, tanto che la sua mamma gli aveva insegnato un sacco di ricette sin dall'infanzia e si vedeva subito che il piccolo Giorgino aveva talento per quelle cose, anzi un vero e proprio dono. Tutto però cessò con l'insorgere della sua malattia. Il suo non era un problema grave, fortunatamente. Riguardava una lieve forma di narcolessia, che avveniva solamente quando una parola, una sola, banale parola veniva pronunciata: "Sugo". Ogni volta che sentiva o leggeva la parola "Sugo" e tutti i suoi vezzeggiativi o diminutivi, Giorgio si addormentava per trenta secondi, provocando non poco imbarazzo e, talvolta anche del panico.
Ora, quel termine, quello con la S che eviteremo di nominare troppe volte, dal momento che il nostro Giorgio starà leggendo, era stato pronunciato una domenica come tante (giorno per eccellenza delle polpette in casa Belli) e il piccolo Giorgino si era addormentato con in mano un mestolo. La cosa non era mai successa e aveva allarmato tutta la famiglia. Non si è mai capito come questa parola che il bambino aveva sentito tante volte potesse essere la causa di un tale malessere. Eppure così era e da quel giorno tutto cambiò. La sua mamma aveva sostituito le polpette domenicali, quelle con tanto s..., con i ravioli in brodo e tutta la passione per la cucina, per le polpette con tanto, tantissimo s... svanì in un breve momento di sonno.
Ad ogni modo, quel giorno di ottobre Giorgio si svegliò alle 7.12, non un minuto di più, non uno di meno, è iniziò a chiedersi cosa ne fosse della sua vita: superati i quaranta anni, con un lavoro da contabile e solo un gatto ad attenderlo a casa la sera, dopo una stressante e frustrante giornata di lavoro. Odiava quello studio. Tutti lo canzonavano per i suoi occhialini, piccoli piccoli ma altrettanto spessi; si alzava la mattina con l'unico scopo di andare a dormire la sera.
Ma era ora di cambiare!
No, non sarebbe andato in ufficio quel giorno, avrebbe dedicato una giornata tutta a se stesso. Prima di tutto una bella colazione con uova e bacon, poi un po' di zapping, shopping e jogging. Forse meglio un buon libro. E poi...all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, a Giorgio venne una irrefrenabile voglia di cucinare: arrosti, verdure, SUGHI! Già, i sughi, sughetti e sugagnoli...quella parola gli impediva di fare una delle cose che aveva sempre amato.
"Ma che importa!", si disse, "oggi niente mi fermerà, a costo di addormentarmi mentre leggo qualche ricetta!", chiamò i suoi genitori e i suoi due unici amici per invitarli a cena e cucinò tutto il pomeriggio; leggeva e sfogliava ricette, ovviamente si addormentava quando vedeva frasi del tipo: "non fate asciugare troppo il sugo delle cozze", oppure "prendete il sughetto rilasciato dall'arrosto e intingetevi le patate al forno"e così via, ma lui non si arrendeva. Una volta, dopo i trenta secondi di incoscienza, si ritrovò la faccia completamente immersa in una ciotola piena di macinato di carne e un'altra ancora il gatto, sul tavolo, che banchettava con una coscia striminzita del tacchino. Alle sette in punto tutto era pronto: una tavola imbandita, che nemmeno la sua mamma durante le festività natalizie più fastose sarebbe riuscita a emulare, piena di pietanze, dal soufflé al tacchino, dagli spaghetti allo scoglio alla torta di zucca. Ma una portata era speciale e lui ne andava fiero; erano le mitiche polpette al sugo, vanto di casa Belli da tre generazioni. Quando gli ospiti arrivarono, lo stupore si impadronì subito di loro, allorché videro quel meraviglioso banchetto. Mamma Pina e papà Ezio ebbero un sussulto: "Chi ha fatto tutto questo?" chiese la buona Pina, con le lacrime agli occhi...la risposta già la conosceva. Ma voleva sentire suo figlio, il suo Giorgino mani-di-chef (come usava chiamarlo quando era piccolo) che diceva con orgoglio: "Io, mamma! E ascoltatemi tutti. Sono stanco di fare ciò che non voglio solo per paura di non essere all'altezza dei miei sogni. Io voglio essere felice. E se per essere felice dovrò perdere un po' della mia vita a trenta secondi alla volta, beh è quello che farò. Mamma, papà, amici miei, Geronzio (il suo gatto. Sì lo so, era un bel po' strano Giorgio, parlava molto spesso al suo gatto!) io continuerò a lavorare sodo, racimolerò tutti i soldi necessari, seguirò un corso di cucina, prenderò ogni attestato richiesto e poi aprirò un'osteria tutta mia e voi sarete miei ospiti a vita!" Tutti in un primo momento furono sconcertati da quella affermazione, ma la convinzione e la determinazione negli occhi di Giorgio erano tanto grandi, che nessuno ebbe il minimo dubbio: era un'idea favolosa!

Ed ecco qui, la storia di Giorgio Belli, uno che la mattina si svegliava triste, che un giorno decise che qualcosa doveva cambiare e che dalla mattina successiva si sarebbe svegliato con uno scopo che lo avrebbero spinto a continuare, per costruire da zero una bellissima osteria, il suo sogno di una vita. Eccolo Giorgio, che non si è preoccupato delle sue debolezze, ma ha puntato tutto sulle sue forze e i suoi talenti. Ed ecco anche la sua osteria: "Il gatto Geronzio" in via XXX a Spaciuzzi (paesino di pochissimi abitanti in provincia di Milano!), andateci se vi va. Ma mi raccomando, non pronunciate la parola "sugo" davanti allo chef!

venerdì 10 febbraio 2017

Giorno 44- critica più o meno costruttiva sulle youtuber

Critica più o meno costruttiva sulle youtuber

Avete mai visto una morning routine su YouTube? Ce ne sono di tutti i tipi, invernali, estive, del ritorno a scuola, della palestra. Essenzialmente ci sono delle ragazzine che ti fanno vedere in circa 7 minuti in media, quello che fanno da quando si alzano a quando vanno a scuola/ a "lavorare". Metto le virgolette al termine lavorare perché loro sono youtuber, quella è la loro professione, ma io mi rifiuto di definirla tale, nonostante vengano pagate fior di quattrini per farlo.
Forse voi cari e perspicaci lettori vi sarete accorti che questo è un post di critica nei loro confronti e, se mi permettete andrò per punti, per definire al meglio quello che non mi piace ma che al contempo mi affascina di queste ragazze.
Punto primo: fanno vedere la loro vita da più inquadrature e non solo in senso metaforico! Non è una cosa che si può sentire autentica, a mio avviso, se usi ventisette telecamere che riprendono da numerose angolazioni te che fingi di dormire, truccata e pettinata nel tuo letto ordinato e senza alcuna piega. Vorrei farvi notare che una di queste si è "svegliata" con le ciglia finte! Allora, se stai usando le ciglia finte perché vuoi farti gnocca nei video, risulti falsa chiamando tale video morning routine. Se invece vai davvero a letto con quei ventagli attaccati alle palpebre sei ancora più capra e non mi stupirei se un giorno ti ritrovassi gli occhi vicino a te sul cuscino, che ti guardano tipo Santa Lucia.
In secondo luogo, mi rifiuto di pensare che voi ogni mattina facciate crostate di frutta e smoothies e poi andiate in palestra; qui le cose sono due o voi vi svegliate sempre quando cavolo vi pare, perché essendo youtuber non ve ne frega niente di arrivare puntuali sul luogo di lavoro, oppure siete delle wonder women che la mattina hanno una energia che raramente è riscontrabile negli esseri umani, quelli reali dico.
Punto terzo: questa è una cosa un po' banale, ma domandare è lecito...perché vi lavate i denti prima di fare colazione? Cioè mi spiego meglio, essenzialmente credo di aver capito che lo fate per eliminare la fiatella di morte notturna, ma poi come levate i residui di tutto il cibo che vi mangiate durante le due colazioni?
Che poi, per l'appunto, voi appena sveglie (ma dopo aver lavato i denti, si intende!) vi bevete caffè e vi mangiate una macedonia. Poi andate in palestra e quando tornate vi mangiate smoothies alla frutta e verdura, gallette di riso con burro di arachidi (saluta i risultati ottenuti un'ora prima), uova, pane imburrato e un frutto. E la miseria!! Calcolate che la mia colazione ufficiale, cioè quella che mi deve tenere in vita fino alle 12:30, è latte e Nesquik e un biscotto! No dai, in questi giorni sono brava, riesco ad avere il tempo di mangiare yogurt e muesli!
Ah e poi mi fa ridere perché in quasi tutti i video di morning routine, e credetemi ne ho visti davvero tanti, le ragazze si svegliano e dicono sempre la stessa cosa; in italiano o in inglese, la frase è più o meno questa: "Appena sveglia, prendo il cellulare e controllo tutti i miei social sotto le coperte: Facebook, Instagram che è il mio preferito, Twitter, YouTube e rispondo a tutti i vostri commenti"...siete fatte con lo stampino!
E naturalmente ci sono anche le night routine, ma quelle sono un po' più rare. Mi dispiace che nessuna youtuber legga un libro prima di dormire, dicono che faccia davvero bene perché concilia il sonno, ma a loro non frega niente e di solito si svolge così la loro serata: la youtuber media si lava i denti, si infila il pigiama, si beve il tè o la cioccolata (dopo aver lavato i denti!) e guarda "Facebook, Instagram che è il mio preferito, Twitter e YouTube e rispondo a tutti i vostri commenti". Ah.
Insomma ho questa impressione che la vita delle youtuber non sia così perfetta come vogliono far credere. Volete sentire una vera morning routine? Eccovi accontentati:
La mattina mi sveglio alle 7:40 *io ho il coraggio di dire l'ora in cui mi alzo*, ma quando inizio il lavoro alle 10 il tutto slitta in avanti di un'ora. Mi faccio coccolare da Malombra, che mi salta in testa appena sente la sveglia suonare e intanto mando il buongiorno di rito a mia mamma e mia sorella, cosa che facciamo da quando vivo a Trieste. Poi mi alzo, faccio la pipì *che le ragazze nei video non fanno mai e nemmeno nominano* e mi chiudo in bagno. Qui lavo la faccia *ma non i denti :)*, mi sistemo, mi vesto e mi trucco. Poi esco dal bagno, rifaccio il letto (se non c'è dentro Demmy che dorme, ovviamente), faccio colazione col mio misero latte e nesquik e il biscotto *e se sono in ritardo il latte è freddo, poi non vi dico il male al pancino!*, poi metto le scarpe, pulisco la lettiera del gatto, MI LAVO I DENTI e rifaccio la pipì, preparo la borsa per il lavoro, metto il guinzaglio a Cora e andiamo al parco per circa 30 minuti. Infine, riporto il cane a casa, recupero la borsa del lavoro e mi incammino. Niente workout, niente smoothies e niente commenti a cui rispondere!
Il punto a cui voglio arrivare è: non fidatevi delle youtuber, fidatevi delle blogger!! Ma solo di quelle  che sono blogger a tempo perso, che non si fanno pagare per mantenere il loro blog e che tantomeno dicono di fare la blogger di professione, senza vergognarsi nemmeno un po' per la boiata detta!
Oh, mi sono sfogata e ora forse vi avrò messo un po' di curiosità su queste routine. Andate a vederne qualcuna e poi, se vi va, scrivete un commento raccontando quali differenze riscontrate con la vostra personale battaglia mattutina contro il tempo! Ciaaao!

n.d.a. vorrei precisare che guardo questi video perché mi piace un sacco vedere gli arredi delle case del nord Europa: sembrano i modellini delle stanze dell'Ikea! Le morning routine sono i Vlog (così si chiamano i blog fatti col video) in cui vedi più mobili, perché loro si spostano, negli altri invece le vedi solo che blaterano con una telecamera fissa, quindi non sono tanto interessanti, anche perché dicono sempre le stesse quattro cavolate, sulla moda, sul trucco o su un'altra della loro specie che ha tirato peste e corna contro di loro e a cui devono per forza rispondere ma questo già lo saprete.


venerdì 3 febbraio 2017

Cucina con Alice- Orecchiette con verza al forno

Il buttaverza al forno

Dunque, come al solito premetto che questa non è una ricetta mia, io l'ho solo rivisitata per svariati motivi: 1- non avevo la salsiccia né la fontina, 2- non mi fido ciecamente di un sito che ha come ingrediente per una "ricetta" il preparato per torte. Voglio dire, solo perché ci grattugi dentro una mela ti sembra di aver fatto una cosa di qualità? Va bene avere poco tempo per cucinare, ma metteteci un po' di cuore nelle cose, se non nelle ricette almeno nel blog, non postando baggianate.
La ricetta ha questo titolo solamente perché non vado matta per la verza: bollita non mi piace, il minestrone non mi va, ma se aspetto ancora un po' a cucinarla sarò costretta a buttarla.
Comunque questa è l'originale.
Ora ecco la mia versione, leggermente rivisitata:

INGREDIENTI PER UNA PORZIONE
  • Verza, tre fogliolone pulite
  • cipolla
  • pancetta, mezzo pacchettino 
  • sale e pepe
  • mozzarella per pizza
  • grana grattugiato
  • burro
  • orecchiette, 100 gr

Allora, in una padella mettete abbondante burro a scaldare, poi fate rosolare la cipolla e la pancetta. Quando la pancetta diventa bella colorata, mettete la verza tagliata a listarelle, poi coprite con un coperchio e lasciate cuocere con un po' di acqua, del sale e del pepe. Nel frattempo cuocete le orecchiette; appena le buttate in pentola accendete il forno a 180 gr, poi scolate le orecchiette e passatele in padella con le verze per un minutino. 
Mettete della carta forno in una pirofila (col cavolo che ungo tutta la pirofila per una porzione!!), svuotateci il contenuto della padella, aggiungete dell'altro pepe, la mozzarella per pizza a pezzettini (taaaaaanta!!!!) il grana e dei fiocchettini di burro. Mettete tutto in forno e aspettate cinque minuti o poco più, il tempo che la mozzarella si sciolga e fili. 
Il risultato è questo:
La verza deve essere semicroccante e il formaggio sciolto. Una delizia!
Ora vi saluto. Ovviamente, i commenti sono fatti per criticare e (meglio ancora) apportare modifiche o migliorie costruttive, che fanno sempre bene. A presto!