Garfield - Pooky
Mi sono trasferita da Bergamo a Trieste, lasciando la mia famiglia e la me-bambina. Purtroppo la me-combinaguai mi ha seguita e ogni tanto devo farci i conti e ammettere che è la parte di me che preferisco perché mi fa sempre parecchio ridere.

giovedì 14 settembre 2017

Giorno 54- Fratello Ranocchio

Fratello Ranocchio

Ai tempi in cui le papere ancora non si chiamavano papere, viveva un ranocchio. Era bello questo ranocchio, verde e bitorzoluto al punto giusto, con gli occhi a palla, più a palla di tutti gli altri rospi, viscido come la gelatina per crostate di frutta.
Era la bestia più rispettata dello stagno: le altre rane gli davano il cinque (o il tre? Quante dita ha una zampa di rana?) quando passava, le lucciole lo scortavano durante il suo regale pasto notturno e alcune ci lasciavano pure la pelle perché lui ne andava ghiotto, e le ciabatte col becco (le odierne papere, nda) cantavano per lui quando aveva un appuntamento galante con una rospetta verrucosa.
La sua vita era perfetta! Aveva amici, una bella casa, la luna a cui gracidare il proprio amore e il sole che lo riscaldava. Ma...le belle cose non durano mai troppo a lungo, giusto? Un pomeriggio piovoso di ottobre, quando tutti gli animali dello stagno avevano il loro bel da fare per prepararsi alle piogge più insistenti di novembre, il nostro ranocchio si sollazzava come d'abitudine in compagnia di qualche amico rospo, quando l'allarme anti-uomo suonò: queeeeeek, queeek, faceva l'allarme. Tutti ai ripari, correte! L'uomo si avvicina, nessuno è mai tornato per raccontare cosa succede, ma si narrano cose brutte, Queeek. Il rospo sapeva bene come muoversi, ma il suo amico Gerolfo, che aveva bevuto un po' troppa rugiada ed era decisamente alticcio, barcollava in stato confusionale, con ancora tra le zampe un calice mezzo pieno. Ranocchio non poteva lasciare il suo amico lì, oh no, lo avrebbero preso e chissà cosa gli avrebbero mai fatto. Brr non voleva nemmeno pensarci. Intravide delle alte figure stagliarsi contro il cielo al tramonto, avvicinarsi a passi pesanti a Gerolfo, rovesciando i tavolini di ninfea  e distruggendo le tane intorno allo stagno. Ranocchio saltò come non aveva mai fatto e riuscì a spingere il suo amico in un cespuglio, con una zampata stile karate. Ora bisognava mettere in salvo la propria pelle; non aveva fatto ancora il primo salto per mettersi in salvo, che una grossa rete lo avvolse, fu sollevato da terra e per quanto cercò di divincolarsi, le maglie lo tenevano stretto: la fuga era impossibile. Si girò stremato e vide un enorme viso, con due giganteschi occhi che lo guardavano: <<Ehi, Jim!>> gridò quel faccione umano, <<questo è l'ultimo, guarda come è combattivo! Ora andiamo, la serata sta per iniziare>>. Il nostro Ranocchio prese un tale spavento nel vedere quella bocca gigantesca muoversi ed emettere suoni così forti e terribili, che svenne.

Riprese conoscenza solamente quando un grosso gambero rosso cominciò a schiaffeggiarlo con le sue grosse chele: <<Ehi, amico, sveglia! Fra poco vai in scena!>> <<Sc-scena?>>. Si guardò intorno. Era con le zampe legate, su un piano in acciaio, alla sua destra una parete piena di coltelli e a sinistra (che orrore!) un pentolone che schizzava olio bollente sfrigolava sul fuoco alla massima potenza. Dove diavolo era? E che diavolo ne sarebbe stato di lui?
Ora, le rane non sanno certo leggere, però non sono animali stupidi. Vi lascio solo immaginare di che colore diventò il povero Ranocchio quando vide il cartellone colorato con delle rane impanate, infilate in spiedi, a mezz'aria nelle mani di umani, che le guardavano con una voracità degna di un lupo che scorge un agnello tutto solo nel prato. Doveva uscire di lì, santa libellula! <<Gambero, yuhu, gambero, dico a te! Fammi uscire di qui, ti prego>> <<Bah, e dove vuoi andare, zampelunghe? Siamo destinati a questo, è tutta la vita che ci preparano, giù all'allevamento, a finire con onore in padella. Curioso, vero? Non sai nemmeno chi è tua madre tra quella sfilza di gamberone ammassate, ma sai che morirai in modo onorevole!>> <<Ma quale allevamento?>> Protestò la rana, <<Io vengo dallo stagno, non voglio morire con onore, voglio vivere e tornare dai miei amici>> Il gamberone trasalì: <<Non sei un capo da allevamento? Ma allora non dovresti stare qui, fratello, che aspetti, salta fuori da quella finestra, ragazzo, coraggio! Riprenditi la tua casa, i tuoi diritti, vai fratello!>> il Ranocchio lo guardò stranito: <<Eh-ehm, scapperei volentieri "fratello", ma sai come è, ho le zampe legate. Se potessi darmi un aiutino e liberarmi, forse...>> <<Sì sì sì, nessun problema. Ma come? Ci vorrebbe qualcosa di tosto, ma tagliente, fammi pensare...>> così dicendo, l'animale passava le sue toste (!) e taglienti (!!) chele sulla sua testolina, grattandosi pensieroso.
Il ranocchio, sempre più stranito, roteò gli occhi e con un morso, afferrò una chela del gambero e si liberò da solo, poi prese in spalla il gamberone e saltò verso la finestrella sopra al lavandino. Quando uscì finalmente alla luce di una città per lui sconosciuta, lo spettacolo che gli si parò davanti fu sbalorditivo: tutto lo stagno era lì, con le armi tra i denti, pronto a salvare l'amatissimo Ranocchio. Al nostro amico si riempirono gli occhioni (già umidi per natura) di lacrime, mentre la allegra e insolita comitiva si allontanava da quell'ammasso di luci colorate e suoni assordanti, verso il suo ambiente perfetto, pieno di fango e insetti buoni da gustare.

E Gambero? Beh lui è stato accolto a braccia, ali e pinne aperte da tutti quanti allo stagno. E ovviamente era invitato a ogni festa del suo amico, salvatore e perché no fratello Ranocchio.

lunedì 4 settembre 2017

Giorno 53- La signora P. (pt.2), ovvero Lady P. Killer

La signora P. (pt. 2), ovvero Lady P. Killer

Vi ricordate della Signora P.? Quella signora di uno dei miei primi post, in cui parlavo della mia vicina di casa che non sapevo bene se di professione facesse la escort o la sarta, visto lo spropositato viavai di persone in casa sua? E ricordate anche che dicevo un sacco di cose sulle sue strane abitudini? (se non ricordate proprio una banana, cliccate qui) beh, questo è un nuovo post con tutta la verità!

Dunque, le sue abitudini non sono molto cambiate in questi due anni in cui io e Demmy viviamo qui: svolge sempre la stessa professione (la sarta, non la meretrice, sia chiaro!), urla sempre al citofono "Sììììì, chi èèèèèèè?" e dice "Buongiooooorno" ogni volta che qualcuno entra. Ovviamente però la nostra presenza in questa casa ci ha finalmente permesso di interagire con lei e con quello che noi pensavamo fosse suo marito (e invece no! Continuate a leggere per particolari scottanti!). Ebbene, le nostre conversazioni con la signora P. sono sempre e rigorosamente consumate sulle scale e si svolgono più o meno tutte così: "Buongiorno, signora P., posso aiutarla a portare su la spesa?" "Oh che gentile, grazie, prendi questa" e ti ritrovi un fardello da minimo otto chili in mano che altro che sarta, sembra un muratore serbo che si porta a casa i mattoni; e mai una volta che dica "No, ce la faccio, grazie, sali, vai avanti tu che sei quattro volte più veloce". Giustamente ora mi sento un po' strega perché mi lamento, ma vi giuro che mi fa piacere, povera, ha sempre delle enormi borse in mano. Non è che è una saponificatrice e si porta a casa le vittime? Vi terrò aggiornati, se la prossima sporta che traino su per le scale gocciola di sangue, avremo la prova schiacciante che è una Lady Killler! La Serial Lady P. Killer! Mi tremano le ginocchia, quasi.

Comunque, ora sfateremo un'altra cosa di cui avevo parlato nel vecchio post su di lei. Ricordate che tutte le mattine sentivo il suo presunto marito chiamare: "Roby!" e lei rispondere "Sììììì!" ? Beh punto numero 1, l'urlatore non è il marito....zan zaaaaan! Chi chiama è il vicino di casa, quello del piano di sotto (e anche su di lui ci sarebbe moltissimo da scrivere!), che dice al marito della signora P., che appunto si chiama Roberto, di scendere per andare insieme al bar.
Punto numero 2, il signor P. non si chiama signor P. e NON  è il marito della signora P.!! Zan zan zan zaaaaaaaaaaaan! Il signor (Non mi ricordo il cognome, quindi non metterò l'iniziale) è niente popò di meno che... suo fratello! Tra l'altro questo signore è un po' strabico, quindi quando lo incontro per strada non capisco benissimo se mi ha vista o meno...io saluto sempre, poi se risponde bene, altrimenti gli faccio i gestacci. Sto scherzando, mamma, faccio finta di niente.

Insomma, siccome lei tiene sempre le finestre aperte e urla ai clienti che stanno a cinque passi di distanza, l'altro giorno ero sdraiata sul letto a contemplare il soffitto e l'ascoltavo: pensavo che non deve essere facile guadagnare un giro così ampio di clienti. Lei in un'ora riceve almeno tre clienti e un numero indefinito di chiamate a cui risponde breve e concisa: "Ooooh buongiorno, sìììììì, sììììì, giovedì mattina è tutto pronto, salveeee salve". Ecco di giorno un po' mi infastidisce sentirla che grida, ma la sera tardi, quando io esco a spasso con Cora e talvolta sento la macchina da cucire che lavora, con il suo inconfondibile suono ritmico e nostalgico: Rattattattattattata (sembra una mitraglietta, direte voi! Certo, datemi voi una buona onomatopea di primo grado per descrivere una macchina da cucire!), mi sale un po' di tenerezza per questa signora occhialuta, che lavora sodo fino a tardi per portare a termine una mansione che le occupa praticamente tutta la giornata. A volte mi viene agitazione anche, pensando che se alle 23 lei sta ancora cucendo vuol dire che ha un sacco di lavoro arretrato da terminare e spero sempre che lo finisca entro la scadenza prevista.
In fondo in fondo io la prendo in giro, ma a questa signora io mi ci sono affezionata.
L'unica cosa che non mi piace di lei è il suo rumoroso, antidiluviano condizionatore che fa un suono orripilante quando è in funzione. Un rombo continuo che ti lascia un senso di pace quando si spegne... Facciamo una colletta, oppure portiamole tutti quanti i jeans da orlare, ma aiutiamola a prendere un condizionatore che produca meno inquinamento acustico, vi prego. Oppure potete fare una colletta perché io possa comprare dei tappi per le orecchie... 1300 euro dovrebbero bastare.

Adieu!


sabato 12 agosto 2017

Giorno 52- La perla universitaria

La perla universitaria

Chiedo venia per la mia prolungata assenza, miei cariiiiissimi ed affezionatiiiiissimi lettori.

Oggi vorrei parlarvi della mia ultima perla universitaria, che molti di voi ormai sapranno, perché l'ho raccontata a tutti: mi sembrava talmente surreale che non ho potuto fare a meno di chiedere pareri in giro.
Insomma, a settembre devo dare un esame di letteratura inglese e le prof di questo corso non hanno lasciato libri, ma solo appunti da studiare e a me, che sono non frequentante, hanno lasciato dei contatti per recuperare le dispense varie. Bene, i moduli sono due. Il primo modulo l'ho preso da una ragazza gentilissima a cui è bastato inviarmeli via mail perché li aveva sul computer; purtroppo il modulo due lo aveva solo in formato cartaceo e in quel momento aveva prestato i suoi appunti a un altro studente e quindi non ha potuto aiutarmi se non dandomi altri contatti. Bene, trovo questa altra ragazza che però in quel momento è in vacanza e mi dice di chiamarla i primi di agosto, così che avesse avuto i file sotto mano da potermi mandare. Purtroppo si accorge che anche lei per quel modulo ha appunti scritti a mano e per di più è studentessa fuori sede, quindi non sarà a Trieste se non ai primi di settembre. Questa cosa mi ha abbastanza avvilita, perché la data prevista per l'esame è il cinque di settembre...evidentemente non avrei fatto in tempo a studiare, ma non avevo fatto i conti con l'asso nella manica della studentessa, rivelatasi poi anche la mia salvatrice in un imminente futuro. Mi dice che tempo fa aveva prestato i suoi appunti a un ragazzo di Trieste che li aveva fotocopiati e che non avrebbe di certo avuto problemi a passarmeli. Questo è quindi il terzo personaggio di questa trafila di ricerche, nemmeno stessi cercando la mappa per il Sacro Graal. Tenetelo ben d'occhio perché è lui la perla!
Insomma, in tutto questo, da quando ho iniziato a chiedere in giro questi appunti è passato un mese e ho preso in mano finalmente i documenti che mi servivano. Ora, io so benissimo che una volta che ho trovato tutti i materiali (povera illusa) già sono a metà dell'opera con lo studio, perché mi organizzo e quindi riesco anche a rilassarmi perché so i tempi che posso prendermi. Bene, fotocopio tutti gli appunti e finalmente ieri li guardo. Erano divisi in due dispense: la prima erano passaggi di un romanzo, con determinate note scritte a mano e la seconda erano le fotocopie degli appunti a mano della ragazza. Inizio a leggere il testo letterario e vedo che ci sono dei numerini scritti che dovrebbero rimandare alla dispensa degli appunti, ma che non riesco a trovare. Guardo allora la numerazione delle pagine  della dispensa a mano e noto che parte da 4 e continua con numeri pari: 4-6-8-10 ecc... prima mi domando dove siano le pagine 1-2-3. E poi mi chiedo perché diavolo una persona normale debba numerare a due a due le pagine...credo abbiate già capito quale era il problema, ma io non volevo crederci e quindi pensavo a determinate stranezze della ragazza che aveva scritto quel malloppo di roba. Beh, inizio ad ammettere che forse mi mancano le pagine dispari, quindi prendo la copia del ragazzo per fotocopiarle e sorpresa sorpresa: non sono stata io a non fotocopiare le pagine dispari, ma lui! Cioè questo tonto avrà da due mesi quegli appunti e palesemente non li ha mai guardati; no perché ti accorgi subito che manca il retro, teoricamente...il genio della lampada ha fotocopiato solo il fronte. Molto bene...e ora? Attacco di rabbia incontrollata, insulti velati e non, frasi esistenziali del tipo: "Vivo in un mondo in cui questo genere di individui ha già una laurea e dovrà fare la seconda" e poi il vuoto...mi accascio sulla sedia e fisso con lo sguardo vacuo quell'ammasso di carta che in quel momento era diventato surrealmente inutile.
Da Narcos
E niente, dopo un gelato gigante e lo sfogo al telefono con metà dei miei familiari, ripartono le ricerche...mi rivesto da cavaliere templare e galoppo verso le pagine dispari dei miei appunti, chiedendomi se il gioco valesse la candela; certo che ne vale la candela, ma cavoli, erano 17 pagine, diciassette, stupidissime pagine. Era così difficile controllare che ci fossero tutte?
Perché mi date nomi di gente così inaffidabile? 
Alla fine della fiera, le tre pagine iniziali mi sono state inviate via mail, invece le dispari le ho ricevute come foto su WhatsApp dalla mia salvatrice di cui parlavo prima, cioè la vera proprietaria degli appunti. Vi chiederete: perché questa ragazza non ti ha direttamente scannerizzato i suoi fogli? Eh non lo so molto bene il perché, ma ormai credo sia il caso di smettere di farsi domande di questo calibro. Vi lascio immaginare quanto riesca a leggere dalle foto di pagine di un quaderno, ma armiamoci di pazienza e andiamo avanti, prima che qui faccia una strage in perfetto stile Pablo Escobar (giusto per rimanere in linea con l'immagine che ritrae Pablo nella stessa posizione che ho assunto io nel momento di sconforto e incredulità).
Auguratemi buona fortuna signori, vado a studiare attaccata al cellulare!


lunedì 26 giugno 2017

Giorno 51- La Regina di quadri

La Regina di quadri


C'era una volta un mazzo di carte. Sì, avete sentito bene, un mazzo da cinquantadue carte, sistemato su una mensola nella casa di un pensionato ottuagenario. In questo mazzo tutti vivevano in armonia, poiché si rispettava una stretta gerarchia: i due erano subordinati ai sette, per esempio e tutti erano sudditi del re e della regina. Come in tutti i mazzi, c'erano quattro coppie di sovrani, una per ogni seme; tra questi re e regine che vivevano nel lusso sfrenato e nell'agiatezza, c'era una regina triste, sempre imbronciata. Tutto il regno di quadri e il suo re la amavano e veniva rispettata anche dai sudditi degli altri semi, ma lei non era mai soddisfatta: "Uff," sospirava rivolgendosi al suo ciambellano "perché dovevo nascere Regina di quadri? Non sono popolare come quella di cuori, a cui addirittura dedicano delle canzoni, oppure graziosa come quella di fiori o ancora maliziosa come la seducente Regina di picche...sono solo io, che da ormai cinquanta anni mi ritrovo a dover avere sempre intorno degli stupidi rombi" "E-ehm, Sua Maestà" disse il jolly ciambellano, un po' titubante "veramente sarebbero quadri e quest'anno a maggio saranno cinquantaquattro anni di trono, Sua Altezza, ma credetemi, la vostra figura è ancora nitida e perfetta, come quando è stato scartato il mazzo, s-se mi permettete". La regina lo guardò perplessa e poi prese a camminare su e giù per il salone deserto: "Se solo facessi un atto grandioso, magari anche chi ci maneggia, potrebbe vedere il mio valore, che va ben oltre quello numerico." "C-che genere di atto grandioso, Altezza?" chiese il jolly, sempre più convinto che quel lavoro non faceva proprio per lui. "Oh non lo so, ciambellano!" sbuffò la regina "ricordi quel fante di coppe, dieci anni fa? Quello del mazzo da quaranta, il fante che voleva essere donna, ricordi? Fece un tale scalpore all'epoca" "Ma mia Regina, voi siete già una donna! Siete la nostra potentissima Regina, Signora di tutti i quadri e de..." "Sì sì, risparmiami le moine," lo interruppe la regina "se solo ci fosse un modo per farmi notare". La regina passò tutta la notte a rigirarsi nel letto, senza riuscire a prendere sonno e quando il sole sorse e il re si alzò per la sua battuta di caccia domenicale, lei lo guardò vestirsi, saltare in sella al suo destriero e, affiancato dal suo miglior cavaliere di nome Jack, galoppare veloce lontano dal castello (ovviamente di carte anch'esso!); i cani del re latravano correndo dietro a loro e lì, la regina ebbe un'idea: "Oh sì, pensò, mi basterà solo aspettare che il vecchio ci usi per una partita con gli amici e poi diventerò una star!" Mentre parlava, con gli occhi che brillavano dalla contentezza, tutto il regno intorno a lei cominciò a svanire: "Ci siamo, è il momento del gioco!", esclamò emozionata.
Si trovarono tutte sparpagliate su un tavolaccio colmo di bicchieri dal contenuto odoroso e di mozziconi di sigarette; attorno ad esso, quattro uomini, più vecchi del gioco del solitario e dalle dentiere flosce contavano le carte, pronti a scontrarsi.
La Regina si preparò per il suo grande momento e appena fu messa sul banco, tra il suo re e Jack, iniziò a cantare a squarciagola. Fu orribile! I vecchi si portarono le mani alle orecchie, così come tutte le figure del mazzo: la Regina aveva una voce davvero cacofonica (schifosa, pessima, come un gatto a cui è stata schiacciata la coda!). Appena il mazzo fu rimesso nella custodia, scoppiò una tremenda rivolta in tutti e quattro i regni: "Giustiziatela!" "Banditela dal mazzo!", urlavano i manifestanti. E avevano tutte le ragioni del mondo per essere arrabbiati. Gli uomini non devono sapere che le carte parlano, è un codice antichissimo, rispettato sin dai tempi più remoti.
La Regina, tutta orgogliosa e impettita, si affacciò al balcone sotto al quale la protesta era al culmine e chiese la parola, sollevando una mano: "Carte, sudditi, re e regine di tutti i regni, amici miei. Non mi pento delle mie azioni e non tollero che ci si rivolga così a me, Regina di quadri. Ebbene, mi esilierò, ma non per il vostro bene, bensì per il mio successo: andrò via da questo bigotto mazzo di carta straccia, frequenterò una scuola di canto e vi pentirete di esservi sbarazzati di me". Le urla di gioia che si alzarono appena la regina rientrò nelle sue stanze fece crescere in lei una tale rabbia e un forte senso di rivalsa. Decise di partire l'indomani stesso per la sua nuova avventura. Non sarebbe più stata la Regina di quadri, a breve sarebbe diventata la Regina del pop!
I sogni della regina caddero rovinosamente una sera di settembre in cui si esibì in un talent show; fu fischiata persino dai giudici. Risolse allora di abbandonare quella stupida e inutile ricerca di successo e di tornare nel suo mazzo dove forse, dopo aver chiesto pubbliche scuse, l'avrebbero accolta a braccia aperte.
Lo scenario che le si presentò agli occhi quando entrò tutta mogia nel suo regno era misero. Tutte le carte erano depresse, i due, i jolly, i re e le regine; da quando lei aveva lasciato il mazzo, il pensionato aveva smesso di usarlo...come si può giocar senza una carta? La regina allora capì: lei era importante, tutti erano importanti, erano una squadra.  Decise di fare la cosa giusta. Uscì dalla custodia e si lanciò sotto al mobiletto dei liquori, facendo attenzione nel tenere ben visibile un angolino della sua carta, in modo che l'anziano la trovasse e capisse che il mazzo era ancora utilizzabile perché le carte sarebbero state nuovamente cinquantadue, non una di più e non una di meno.
E così questa è la storia di una regina ribelle, che si dilettava nel canto e che un giorno salvò il suo mazzo dalla rovina da lei stessa provocata. Insomma è la storia di una grande regina. La Regina di quadri.

venerdì 9 giugno 2017

Giorno 50- Quelle tettone di Mortal Kombat

Quelle tettone di Mortal Kombat

Vi chiedo scusa se vi sto un po' trascurando miei cari lettori, ma purtroppo sono in piena sessione estiva e non ho nemmeno tempo di mettermi in bagno e fare la cacca (non scherziamo!).

Comunque, oggi vorrei intrattenervi con una critica, partiamo con un sondaggio: avete mai giocato a Mortal Kombat? Scegliete sempre gli stessi personaggi o cambiate ad ogni sfida? Avete mai preso dei personaggi femminili? E se sì, lo avete fatto perché sono forti o perché quando vengono ferite, il vestitino già di per sé striminzito si strappa ulteriormente, dando un effetto erotico vedo- non vedo?
No, beh tutte queste domande rivolte a voi per attirare l'attenzione proprio sui personaggi femminili del Mortal Kombat...Cioè in quale mondo tu, personaggio femmina, anche abbastanza forte, che sia umana o meno, dalla parte delle tenebre o della luce, debba presentarti a un torneo di combattimento vestita da odalisca, con gonnellino e stivaloni da cow girl?
Qui è palese che i creatori del videogioco siano uomini e mi sa anche un po' frustrati. Ovviamente ci sono anche un sacco di pregi eh in questo videogioco, non mi fraintendete, io non lo boicotto solo perché la figura della donna viene ridicolizzata, perché effettivamente tutti i personaggi hanno un proprio stile di combattimento e sono tutti parecchio forti, se sai usarli. Non è questo su cui sto sindacando, ma sul fatto che le donne hanno tutte un caratteraccio e un vestito molto piccolo. Tutte hanno un corpo perfetto e sono tutte (o quasi!) delle grandissime gnocche.
Una cosa bellissima di questo videogioco è che quando saccagni (voce del verbo saccagnare) come non mai, compaiono delle ferite sui personaggi; insomma ci sono dei bei dettagli, ma badate bene, solo alle femminucce si strappa il vestitino lasciando brandelli che a malapena coprono le pudenda e i capezzoli. Gli uomini invece sono sì sfigurati tanto quanto le donne, ma il loro costume, a parte qualche schizzo di sangue (proprio o altrui) sembra appena stato messo nel cassetto dopo una passata di ferro da stiro. Eh no, perché l'effetto vedo- non vedo con i personaggi maschili non si può fare, le balle o le vedi o non le vedi e per quanto riguarda il petto, a quanto pare il buonsenso non prevede che le tette degli uomini siano scabrose quindi alcuni personaggi considerati di per sé ridicoli (vedi Johnny Cage) combattono direttamente a petto nudo. Ok, ora ci sono tutte delle questioni filosofico-religiose che non ho voglia di andare a toccare in questa sede che riguardano la simbologia del seno, ma è innegabile che sia leggermente sessista la sistemazione dei personaggi.
Non mi piace questa cosa, devi picchiare e fare fuori l'altro, le donne non possono farlo in tuta? L'unica coi pantaloni è una militare che OVVIAMENTE va in giro con la pancia scoperta, perché è pieno così di donne in guerra che mostrano il piercing all'ombelico. Senza parlare del bustino che oltre ad essere corto è pure stretto! Il seno sta esplodendo in quella cosa di pelle! Mi sa che ha sbagliato il lavaggio in lavatrice. Insomma, gli uomini coi vestiti sempre stirati, le donne con i corpetti ristretti... alla fine della fiera è tutta colpa della lavanderia!

Notate bene, non sto affatto denigrando il videogioco, è favoloso, pieno di cose abbastanza innovative e molto ben fatto. Ma diamine, disegnate un personaggio che combatte in pigiama, siamo stufe di impersonificare personaggi così ben costruiti quando stiamo in mutande con panzone di fuori, sbracati/e sul divano! Oppure fate come the sims, fatelo costruire ai giocatori, il personaggio. Ovviamente non mettete troppi dettagli, perché si sa, chi gioca a Mortal Kombat vuole menare, non fare la manicure e la ceretta a un personaggio (maschile o femminile che sia) oh, io la butto lì.
Comunque boh, beccatevi un po' di topolone del videogioco, vi prego di notare gli stivali!


AAAAAAAAH LEI NO!! Avete presente prima, quando ho scritto che erano tutte gnocche e ho messo tra parentesi (o quasi) ? Beh quel (o quasi) era riferito alla povera Sheeva!
Sciao beli!

mercoledì 10 maggio 2017

Cucina con Alice- La torta soffice al limone

Cucina con Alice- La torta soffice al limone

Ieri ho preparato per la prima volta una torta soffice al limone, guardando (e modificando leggermente, per questione di mancanza di ingredienti) la ricetta di un sito che ora non riesco più a trovare. Avevo proprio voglia di una torta morbida ma con il gusto fresco e questa è stata davvero un successone: l'abbiamo provata in quattro e tutti eravamo molto contenti, quindi fidatevi!

Ingredienti:

  • tre uova
  • 140 gr di zucchero
  • 100 gr di burro
  • 200 gr di farina
  • una bustina di lievito
  • un limone grosso
  • un cucchiaio di latte
Dunque, per prima cosa prendete le uova e dividete gli albumi dai tuorli. Sbattete con una frusta questi ultimi insieme allo zucchero, finché non si forma un impasto omogeneo. Ora lavate il limone, grattugiate la sua scorza e poi spremetelo e mettete sia il succo che la buccia nella ciotola con uova e zucchero. Intanto sciogliete il burro e amalgamate tutto il composto per bene. Successivamente bisogna setacciare la farina e aggiungerla col lievito a poco a poco, mentre si mescola tutto con le fruste, in modo che non si formino i grumi. Questo è il momento di mettere il cucchiaio di latte; non è necessario, ma se vedete che l'impasto è troppo denso, allora mettetelo. Io aggiungo sempre un pochino di latte a praticamente ogni dolce! 
A parte, sbattete gli albumi e montateli, non preoccupatevi se non montano, magari le uova non sono molto fredde, ma non è necessario; sbatterle vigorosamente per cinque minuti sarà in ogni caso sufficiente. Questa è l'ultima cosa che aggiungerete alla torta, prima di metterla in una tortiera (io ho dovuto usare la più piccola che avevo, regolatevi voi) foderata di carta forno. A proposito di forno: deve essere preriscaldato a 180 gradi e la torta vi deve cuocere per circa 30 minuti, fate sempre la prova dello stuzzicadenti che è infallibile. 
Una cosa che ho apprezzato molto di questa torta è che mentre la cuoci si sente odore di torta margherita, quella della nonna, ma quando la tagli sprigiona un odore di limone davvero piacevole, e per niente pesante...una delizia insomma! 
Questo è quello che è rimasto dopo nemmeno 24 ore che l'ho preparata e dopo essere passata da quattro fauci diverse

Quello è un piattino da tè!! Che dite, è piaciuta?!?




domenica 7 maggio 2017

Giorno 49- Book challenge 2017: punto della situazione

Book challenge 2017: punto della situazione

Avete mai fatto una book challenge? Come dice il nome è una sfida che ci si propone contro se stessi: sta nel segnare dall'inizio dell'anno fino alla fine tutti i libri letti, per capire il proprio andamento da lettore: sei un lettore forte o un lettore scarso? 
Io lo faccio dal 2015 e devo dire che è una bella sfida e mi aiuta anche a tenere sotto controllo la mia media di romanzi. Il mio obiettivo è arrivare a leggere almeno un libro al mese. 
Le regole che mi sono posta e che potrete tenere in considerazione, in caso voleste provare sono: 
  1. segnare i libri iniziati a gennaio 2017.
  2.  non si possono segnare i libri iniziati nel 2016 e finiti nel 2017, ma si possono considerare quelli iniziati a dicembre 2017 o viceversa. Questo vuol dire che se segnate il libro del 2016 non terminato, non segnerete l'ipotetico libro non terminato nel 2017
  3. valgono come libri tutti i romanzi, che li abbia scelti tu o che ti siano stati  dati dall'università
  4. non valgono i testi critici o i saggi che bisogna studiare per l'università
  5. possono essere segnati saggi o testi critici scelti di propria volontà.
Ovviamente se non rispettassi il punto 4, la lista sarebbe ben più lunga. Ma questa è una sfida di piacere, non di dovere!
Oggi vorrei fare con voi il punto della situazione sui libri che ho messo nella mia book challenge 2017 sino ad oggi. Come vedrete, io metto il titolo del libro, il suo autore e un voto  da 1 a 10, in base a quanto l'ho apprezzato. Aggiungerò anche un mio commento inedito così che possiate prendere spunto nel caso non aveste ispirazione su cosa leggere.
Iniziamo:
  1. I sonnambuli di P. Grossman voto 7+  La storia di un detective ebreo che nella Germania dei primi anni '30 del secolo scorso, cerca di risolvere una serie di delitti misteriosi, scoprendo poi che è tutto molto più grosso di quante pensasse. Affascinante e abbastanza scorrevole, un po' deludente il finale, ma  (per motivi storici, e questo lo apprezzo) inevitabile
  2. L'ombra di Edgar di M. Pearl voto 6.5 Tutto inizia il giorno del funerale di E. A. Poe. Un giovane avvocato, appassionato dei racconti dello scrittore, indaga sulle dinamiche della morte di Poe, facendo incontri avventurosi e pericolosi. Bello fino all'ultima parte del libro, dove diventa un'epica e squallida americanata, in cui gente vola facendo tripli carpiati da carrozze ecc.
  3. I peccati delle donne nel Medioevo di G. Duby  voto 7.5 Saggio molto appassionante e per nulla noioso sulle donne medievali e la loro sessualità, tra tabù e credenze varie. Molto interessante, fa venire voglia di leggere altri libri sull'argomento.
  4. Sulla pelle viva di T. Merlin voto 8  Come spiegato nel post del giorno 47 , è un'inchiesta interessante sul disastro del Vajont
  5. Suburra di Bonini e De Cataldo voto 9 Libro romanzato su Mafia Capitale, il buon De Cataldo non si smentisce mai! Non fatevi fregare dal film su Netflix, è completamente diverso e molto, ma molto più appassionante e ricco. Speriamo nella serie tv che dovrebbe uscire su Netflix entro la fine dell'anno
Al momento sto leggendo due romanzi, entrambi richiesti dall'università: uno in italiano Un amore di Swann di Proust e un altro in inglese A passage to India di Foster. I titoli sembrano noiosi, ma in realtà hanno un che di affascinante, mi ci sono appassionata!

Libro consigliato! La notte ha cambiato rumore di M. Dueñas; racconta della vita avventurosa di una giovanissima sarta spagnola che nel 1936 per scelte sbagliate, si ritrova a vivere a Tetuan, in Marocco, dove apre una sartoria molto rinomata, da cui passano personaggi molto importanti e realmente vissuti. Questo libro l'ho trovato scartabellando in biblioteca e mi è piaciuto sin dalla copertina! Sì, quando si parla di libri per me l'abito fa il monaco. Lo rileggerei volentieri, fa sognare  posti lontani,  palme e  gioia.

Grazie per aver seguito il mio punto della situazione con la book challenge, spero di avervi acceso un po' di curiosità per questo sport da pigiamara, gattara e topo di biblioteca quale sono! Per la cronaca, tra domani e dopodomani, mi arriveranno gli occhiali da lettura...non è che ho preso troppo sul serio questa sfida?!?

Ps scrivete un commento se avete dei bei libri da consigliarmi, ma sappiate che per le prossime sei settimane dovrò leggere otto romanzi per l'università, quindi non avrò tempo per altro. Fatemi gli auguri!